Intervista ad Andrea Menuzzo. Ecco come vinciamo le sfide in Came

Intervista ad Andrea Menuzzo. Ecco come vinciamo le sfide in Came

Andrea Menuzzo, classe ’75, giovane imprenditore alla guida di Came dal 2005, racconta le evoluzioni che hanno toccato da vicino l’azienda e le prospettive di crescita. Un percorso ricco di sfide, di cui Expo 2015 è stato solo l’inizio.

Rispetto a quando ha iniziato a guidare l’azienda, cos’è diventata oggi Came dopo il percorso intrapreso?

Oggi Came è diventata una delle poche aziende a livello mondiale in grado di offrire una gamma di prodotti e di servizi trasversale. Le tappe decisive del percorso iniziato dieci anni fa sono state senz’altro lo sviluppo e il consolidamento della rete vendita attraverso una serie di filiali dislocate in Europa e in tutto il mondo secondo un processo di crescita che continua ancora oggi, il rafforzamento della logistica con un nuovo polo in grado di ottimizzare tempi e attività e l’ampliamento dell’offerta: grazie alle acquisizioni degli ultimi anni, infatti, oggi possiamo garantire ai nostri clienti nuovi prodotti. Ci si può quindi interfacciare sempre con la stessa azienda pur in presenza di una gamma di offerta più ricca e diversificata.

Nel 2010 Came era da sempre l’automazione per la casa, in soli sei anni è diventata molto di più. Qual è stato il processo di questa evoluzione?

Abbiamo concentrato in sei anni lo stesso ritmo di crescita della tecnologia: i nostri installatori vogliono prodotti che sappiano stare al passo con i tempi e abbiamo fatto sì che li avessero perseguendo una serie di acquisizioni strategiche.  In questo modo il prodotto può diventare per loro anche uno strumento attraverso cui aggiornarsi e restare competitivi sul mercato. Oggi, tutti nel mondo abbiamo a disposizione oggetti che ci permettono di essere più o meno autonomi, collegati, tecnologici e moderni. Seguire la strada dello sviluppo è sempre una scelta vincente.

Nelle sue aspirazioni di imprenditore, quali sono i punti fermi per il futuro sviluppo di Came? Ha già in mente i traguardi dei prossimi anni?

Came oggi ha nel DNA scritta l’idea di ricerca e sviluppo. Il concetto di sviluppo è da intendersi in modo dinamico e lo vogliamo declinare lungo tre direttive. La prima è quello dello sviluppo tecnologico in senso stretto: è una sfida che per noi diventa sempre più accattivante giorno dopo giorno perché ci permette di confrontarci anche con competitor molto più grandi di noi soprattutto a livello internazionale. Il secondo aspetto è quello dell’attenzione continua al livello di servizio offerto e, in quest’ottica, un’evoluzione intelligente del servizio e dell’assistenza è un punto chiave. Il terzo concetto di sviluppo, quello più importante, riguarda l’idea di azienda nel suo complesso. Amo dire che siamo un’azienda multinazionale tascabile perché le dimensioni non sono quelle classiche della grande azienda ma l’esperienza sui mercati, soprattutto internazionali, invece sì.  Tornare indietro non si può, rimanere fermi è poco motivante e crescere diventa il nostro obiettivo. Seguiamo un’idea “sana” di sviluppo perché non vogliamo dimenticare quello che abbiamo fatto fino ad oggi. Restiamo un’azienda con solide radici familiari, la persona è sempre stata al centro. Chi lavora per noi e con noi deve poterlo fare in un ambiente sano, anche dal punto di vista della collaborazione propositiva tra colleghi.

Abbiamo letto nell’intervista al Presidente che Came sin dall’inizio ha cercato di offrire soluzioni integrate più che singoli prodotti. Oggi però si vuole presentare come interlocutore unico per un mondo sempre più ampio che è quello della Home& Building Automation. In che modo intende farlo?

Il fatto di investire ogni anno più del 5% del nostro fatturato in R&D dimostra che questo tipo di obiettivo lo si può raggiungere attraverso la tecnologia. Non solo: con l’istituzione di CPD - Came Project Department – abbiamo dato vita a un dipartimento interamente dedicato al mondo dei progetti che ben rispecchia l’idea di integrazione progressiva di prodotti e servizi. La nascita di CPD è la risposta giusta per un mercato che va sempre più in cerca di soluzioni chiavi in mano e, quando possibile, di interlocutori unici. In questo senso l’esperienza straordinaria di Expo Milano 2015 parla da sola: non abbiamo fornito solo prodotti ma abbiamo contribuito a realizzare la prima Smart City d’Italia, lavorando fianco a fianco con partner tecnologici di grande prestigio.

Came è profondamente radicata al territorio in cui è nata, ma con una precisa vocazione internazionale. Cosa ha contribuito a rendere un’azienda del Nord Est, un esempio di successo in tutto il mondo?

Torno a usare l’immagine della multinazionale tascabile: il profondo radicamento nel Nord Est letto secondo la nostra ottica non è mai stato limitante per la crescita internazionale, anzi. Un esempio: in Italia abbiamo dato vita a progetti sperimentali con una forte connessione locale, perché legati ad esigenze specifiche di un territorio, eppure universali nei loro scopi. Da questo punto di vista la domotica offre incredibili opportunità di sinergia, ad esempio, con il mondo del welfare e della sicurezza, non a caso è la strada intrapresa anche da grandi player internazionali. La nostra solida identità italiana ci aiuta quindi a mantenere salda l’identità da cui partire per sperimentare in modo intelligente nuovi mercati, anche perché comunque abbiamo sempre cercato di cogliere all’estero quelle opportunità che ci sembravano più in linea con il nostro percorso fisiologico di crescita.

Vista la Sua esperienza, quali sono secondo Lei le competenze e capacità/abilità personali che un giovane di oggi deve avere per essere imprenditore di un’azienda, grande o piccola che sia?

Sicuramente la propensione a viaggiare.  Spostarsi da una parte all’altra del mondo ti permette di concentrare il percorso di crescita in un tempo breve, mettendo subito in fila esperienze positive e negative e imparando le lezioni molto in fretta. Chi vuole fare l’imprenditore non può limitarsi a guardare solo quello che accade in Italia, deve avere la capacità di uscire dai propri confini, di mettersi in discussione e di trovare il modo di farsi apprezzare.  Voglio poi ricordare il ruolo importantissimo giocato dalla squadra che l’imprenditore si sceglie: non si fa una grande azienda con una persona sola al comando. L’imprenditore è tale quando ha lo sguardo allenato per cogliere in anticipo opportunità che altri non vedono, quando le condivide con la squadra e quando le trasforma in business all’interno e all’esterno della sua stessa impresa.

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