Intervista a Paolo Menuzzo, Presidente e fondatore di Came. Storia di un’intuizione pionieristica

Intervista a Paolo Menuzzo, Presidente e fondatore di Came. Storia di un’intuizione pionieristica

Intervista a Paolo Menuzzo, Presidente e fondatore di Came, da oltre quarantacinque anni alla guida di una multinazionale conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Paolo MenuzzoCome è nata Came?

Came è nata da un’intuizione. O meglio, dalla capacità di aver riconosciuto e aver trovato il modo di soddisfare quello che poteva essere un bisogno di molti. Mi spiego meglio. Era la fine degli anni ’60. Dopo essermi diplomato, mi dividevo tra la scuola, dove ero l’assistente del docente di Misure Elettriche, e il lavoro, presso un’azienda che produceva serramenti. Un giorno mi recai presso l’abitazione di uno dei nostri clienti. Lo vidi arrivare alla guida della sua Giulietta e scendere sotto la pioggia per aprire faticosamente il cancello. Fu proprio in quell’istante che pensai: “una persona che può permettersi un’auto così prestigiosa, potrà anche permettersi un cancello automatico!”. Così ho cominciato a fare delle ricerche per capire meglio il mercato e ho scoperto che, all’epoca, motorizzare un cancello con il sistema oleodinamico costava un milione di lire, molto più di una Cinquecento che costava 600 mila lire. Ma ero assolutamente convinto che avremmo potuto trovare un modo diverso di automatizzare il cancello, una nuova tecnologia meno costosa e alla portata di tutti. Così ho coinvolto mio fratello, che è sempre stato un inventore sin da bambino, e abbiamo cominciato a lavorare alle nostre idee per progettare motori elettromeccanici. Came è infatti l’acronimo di “Costruzioni Automatismi Meccanico Elettrici”, che negli anni ‘80 abbiamo modificato in “Elettronici”. All’inizio nessuno ci dava fiducia. Non eravamo degli artigiani, ma dei veri e propri pionieri. Abbiamo iniziato a realizzare le prime casse di fondazione in alluminio per motoriduttori, al posto di quelle in ghisa, ed è stato un vero investimento perché all’epoca solo i costruttori di motori per automobili potevano permettersi di produrre gli stampi e ammortizzarne i costi. Ma alla fine, grazie alla forte domanda del mercato, gli affari sono partiti in quarta e negli anni ’80 ci siamo trasferiti nel primo capannone. Il successo di Came si è poi rafforzato negli anni ’90, quando sono state introdotte normative che regolamentavano gli impianti per renderli più sicuri e molti produttori concorrenti, che nel frattempo erano nati, hanno dovuto chiudere perché non hanno saputo adeguarsi. In più, il mercato richiedeva di espanderci all’estero e offrire soluzioni diverse e sempre più integrate. Ad ogni modo, tutto è partito da lì. Da quel giorno di pioggia.

FROG A1 CameC’è un prodotto che, rispetto agli altri, la rende più orgoglioso?

Sicuramente il FROG, il primo motore elettromeccanico per cancelli a battente che abbiamo inventato e brevettato noi (inizialmente si chiamava A1). Un motore interrato che finalmente consentiva di non rovinare l’estetica del cancello perché totalmente “invisibile”. Il problema iniziale di questo motore è stato che, essendo sotto terra, il dispositivo che assicurava il blocco del cancello alla fine della manovra poteva essere esposto a infiltrazioni. La vera invenzione è stata quella di inserire dei temporizzatori all’interno del quadro elettrico, all’asciutto. Questi finecorsa, non più meccanici ma a tempo, bloccavano dunque il motore alla fine della sua manovra dopo una durata predefinita.
L’altra invenzione è stata quella di aver inserito un regolatore di forza che dava la possibilità di far lavorare il motore interrato con una tensione più bassa (120V, 140V, 160V anziché 220V), per limitare la forza e redenderlo più sicuro in caso di urti. Queste due invenzioni hanno fatto del FROG un prodotto apprezzato e imitato in tutto il mondo. Adesso, tutti questi accorgimenti vengono risolti elettronicamente, sono normali, ma all’epoca sono stati una vera e propria innovazione.

Motore per cancello scorrevole CameRispetto agli anni in cui Came ha mosso i primi passi, quali sono le sfide di oggi?

Oggi non è più sufficiente proporre dei buoni prodotti perché le persone danno giustamente per scontato che funzionino e garantiscano degli standard di qualità minimi. Quindi, la parola chiave per superare le sfide attuali è “soluzioni”. Oggi, il concetto di “soluzione” ha rivoluzionato un mercato che chiede sempre più di potersi relazionare con un unico referente, un unico partner in grado di offrire consulenza, assistenza immediata e una gamma di prodotti completa e integrata che consenta di creare una soluzione progettata ad hoc.

Noi, ad esempio, abbiamo saputo offrire fin da subito soluzioni che hanno addirittura cambiato il mercato dei motori per cancelli in modo rivoluzionario. Inizialmente, infatti, i fabbri costruivano e posavano il motore sul cancello scorrevole e poi l’elettricista collegava il proprio quadro elettrico. Creando un sistema con il quadro elettrico a bordo e il finecorsa meccanico a molla, i motori per cancelli scorrevoli sono diventati pronti da installare e hanno iniziato ad essere venduti prevalentemente dai grossisti di materiale elettrico e non più solo dalle ferramenta.

Came FranceCome si è sviluppata l’internazionalizzazione di Came?

È molto importante sposare la cultura locale, capire le specifiche esigenze di ogni mercato. Noi lo abbiamo capito negli anni ’90, quando, con l’azienda in continua crescita, abbiamo deciso di affrontare il mercato estero. In quegli anni, per esempio, ci siamo resi conto che l’impiego del cancello è diffuso quasi esclusivamente nei Paesi latini. Comprendendo che le abitudini sono diverse da Paese a Paese, abbiamo deciso di aprire filiali estere proprie, dirette da general manager locali, cioè persone costantemente informate su leggi e incentivi del proprio Paese e che in più avessero un interesse personale a gestire al meglio la filiale dal momento che ne possedevano delle quote azionarie. È stato così che abbiamo iniziato ad espanderci in diversi paesi del mondo e siamo riusciti a rispondere alle diverse esigenze con soluzioni personalizzate per ogni contesto.

Paolo Menuzzo - Came Expo Milano 2015Dai motori per cancelli alla domotica a Expo 2015… qual è stata la spinta di questa evoluzione?

L’apertura ai mercati esteri a partire dagli anni ’90 ci ha fatto fare un bel salto perché ci ha dato un forte impulso a fornire soluzioni sempre più complete e integrate. Nei Paesi esteri, infatti, la richiesta di un pacchetto completo era ancora più forte, così come quella di potersi confrontare direttamente con una sola azienda per tutto quel che riguardava la gestione dei controlli accessi. Da un punto di vista commerciale, se disponi di una gamma completa da offrire, hai meno difficoltà a entrare e a mantenere quote nel mercato. Per esempio, quando siamo entrati nei mercati dell’Est Europa, è accaduto spesso che chi acquistava motori per cancelli richiedeva anche motori tubolari per tende e tapparelle. Ma all’epoca ancora non li fornivamo e i clienti si rivolgevano ad altri fornitori che potevano offrire tutto… e così abbiamo perso più di qualche buona occasione. Anche la recente acquisizione di Go, azienda italiana che produce portoni industriali e porte garage, non è una scelta casuale… chi chiede il serramento lo vuole già motorizzato.

Oggi è molto importante offrire soluzioni che siano complete e su misura di ogni specifica esigenza. Questo principio vale per la domotica, che consente di rendere intelligente la casa in ogni suo aspetto (automazioni, termoregolazione, illuminazione, etc.) adattandola alle abitudini di vita di ciascuno, e ci ha ispirati anche per Expo Milano 2015, per cui abbiamo studiato e realizzato un sistema integrato di controllo accessi ad hoc fornendo anche tornelli, automazioni per cancelli, dissuasori, barriere, porte automatiche…

Came Domotic 3.0Anche Came si occupa di Internet of Things. Avrebbe mai pensato che si potesse passare dall’apertura manuale del cancello a quella con il radiocomando e poi con lo smartphone?

No di certo! Negli anni ’70, quando squillava il telefono di casa, ricordo che mio padre era un po’ intimorito nel rispondere perché sentiva una voce lontana dall’altra parte a cui non era abituato… Da allora, ne abbiamo fatta di strada dal punto di vista tecnologico. Quello che allora sembrava impensabile, oggi è una realtà. Le vecchie generazioni faticano a usare le nuove tecnologie, tanto è vero che, nonostante l’avvento dell’era digitale, ancora oggi vendiamo tantissimi termostati che si regolano con i cursori a mano. Ma, viceversa, per fare un esempio, nel Lussemburgo in questo momento stiamo lavorando a più di mille appartamenti domotici. Le nuove generazioni native digitali oggi vogliono infatti abitazioni con funzionalità che vent’anni fa vedevamo solo nei film di fantascienza e che loro sanno perfettamente usare. Per questo, dobbiamo essere sempre pronti a offrire l’ultima tecnologia che il mercato è pronto a ricevere.

Che consigli darebbe ai giovani che vorrebbero intraprendere la carriera dell’imprenditore?

Innanzitutto bisogna avere tanto entusiasmo e voglia di fare. E poi la capacità di affrontare le difficoltà e di superarle, sempre. Fare l’imprenditore significa incontrare molti ostacoli e commettere molti errori. L’importante è che gli errori siano ben sotto il 49%! Ai giovani che dicono che oggi è difficile essere entusiasti e visionari, voglio dire che anche ai miei tempi lo era. Una volta eravamo molti di più di ora. Ogni famiglia aveva tre, quattro figli ma a fare gli imprenditori non sono stati in tanti. Quando andavo alle superiori, la massima aspirazione di noi studenti era quella di andare a lavorare in fabbrica a Marghera. Quando frequentavo la quarta superiore, i dirigenti delle fabbriche venivano in classe a offrirci degli ottimi contratti, perché erano veramente pochi i giovani che allora andavano a scuola ed erano preparati. Ma pochi di noi hanno scelto la strada più rischiosa dell’imprenditore, perseguendo le proprie intuizioni. E poi, non è sufficiente specializzarsi solo su una materia ma imparare, informarsi e rimanere aggiornati su tutto quello che serve per fare impresa, dagli aspetti tecnici del lavoro a quelli commerciali, legali, finanziari. La differenza la fa chi non si limita solo a quello che impara a scuola. Questo vale oggi, esattamente come una volta. Ai giovani che vogliono fare gli imprenditori consiglierei di coltivare sempre la propria curiosità, perché è dalla curiosità che nasce la passione per la conoscenza e, forse, l’intuizione giusta, quella che fa la differenza.

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