Il welfare secondo Elisa Menuzzo, Vice Presidente di Came S.p.A.

Il welfare secondo Elisa Menuzzo, Vice Presidente di Came S.p.A.

Elisa Menuzzo, Vice Presidente di Came S.p.A, laureata in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, con due Master in Gestione delle Risorse Umane, è da sempre impegnata in progetti legati al territorio e in attività finalizzate a migliorare le condizioni di benessere dei propri collaboratori in azienda. In questa intervista ci racconta che cosa significa “welfare” per Came e ci illustra i progetti da lei promossi.

1) Che cosa significa “welfare” per Came?

Per Came, welfare significa creare le condizioni di benessere per le persone che collaborano con noi sia in azienda, durante la giornata lavorativa, che fuori dall’azienda. Si tratta di prendere in considerazione due aspetti fondamentali, piuttosto ovvi ma troppo spesso sottovalutati: ogni lavoratore è una persona ed è anche un cittadino. Per Came welfare significa quindi creare le condizioni di benessere tenendo conto di entrambi gli aspetti.

2) Came si è dotata di un “Codice Etico”. Quali sono stati i vantaggi di introdurre uno strumento importante come questo in azienda?

Vantaggi a mio parere non ce ne sono: redigere un codice etico è un atto dovuto nel momento in cui si ha l’intenzione di comportarsi in determinato modo. È un po’ come sposarsi… non ci sono vantaggi, ma è un atto dovuto se due persone vogliono sancire il reciproco impegno e lo vogliono mettere per iscritto davanti alla società. Non è vero che due persone si amano solo se si sposano, ma è vero il contrario. Così funziona in azienda: il codice etico è la conseguenza, non la causa, di una serie di comportamenti trasparenti e corretti nei confronti degli stakeholder.

3) Responsabilità sociale d’impresa e bilancio sociale: che cosa significano per Came?

La responsabilità sociale d’impresa è un dato di fatto. Noi di Came sappiamo che ogni impresa è inserita in un contesto sociale che è inevitabile ed evidente. Innanzitutto perché ogni azienda, grande o piccola che sia, dà lavoro alle persone concorrendo a un patto e a una pace sociale tra datore di lavoro e collaboratore. Poi perché l’azienda è inserita in un contesto burocratico e di cittadinanza per cui concorre alla vita economica del luogo in cui risiede e opera. Quindi la responsabilità sociale non è un’etichetta, una cosa che va di moda e che rende le aziende appetibili, ma è insita nell’esistenza stessa dell’impresa. Il bilancio sociale è lo strumento adeguato per fotografare ciò che l’azienda fa nei confronti dei suoi interlocutori.

Came Design Award4) Giovani. Puoi raccontarci le attività rivolte ai giovani da te ideate, “Campus Came” e “Came Design Award”?

Campus Came e Came Design Award sono due progetti diversi ma che hanno la finalità di coinvolgere i ragazzi più giovani. Campus Came è rivolto ai ragazzi degli ITIS, uno per regione italiana: agli studenti del quarto anno, i docenti ai quali facciamo formazione insegnano i principi della domotica. In seguito alla somministrazione di un test tecnico e uno di valutazione del potenziale, lo studente che ha raggiunto il punteggio più alto trascorre due settimane in Came dove viene completata la formazione direttamente con il nostro staff. Siamo già alla seconda edizione ed è un’esperienza intensa per noi e anche per gli studenti che hanno partecipato.

Came Design Award è invece rivolto agli studenti universitari: è un contest “classico” in cui nella prima edizione abbiamo lanciato un brief di ampio respiro sulla casa del futuro. La giuria che ha valutato i progetti che sono pervenuti aveva come presidente Makio Hasuike, uno dei più grandi designer esistenti. È un modo diverso e divertente di immaginarsi la domotica o i sistemi di sicurezza perché sono sistemi che sono vissuti molto più dai giovani, per cui è giusto che siano loro a immaginarsi e a crearsi la casa che andranno ad abitare.

5) Tra i nuovi progetti, Came ha introdotto “Food@Work”, un ambizioso progetto di sensibilizzazione alimentare rivolto ai dipendenti. Un bilancio per il primo anno? Sviluppi futuri?

Penso che Food@Work sia il progetto più complesso fatto finora in Came rivolto ai propri collaboratori. Convegni, la spesa in azienda, la fornitura della mensa con prodotti del territorio… è stata una sfida importante e complicata ma ha portato una soddisfazione enorme. Due dati: le persone hanno la possibilità di portare a casa il cibo avanzato in mensa che altrimenti verrebbe gettato via. Siamo riusciti a portare a 0 lo spreco nel giro di pochissimi giorni sapendo che un servizio di questo genere è utile a chi è in difficoltà o a chi non ha voglia di cucinare a casa! Inoltre, per quanto riguarda la spesa in azienda, ogni venerdì le persone che fanno l’ordine tramite il G.A.S. locale si ritrovano l’acquisto in sede aziendale e lo possono comodamente portare a casa finita la giornata lavorativa. Se le prime settimane andavamo a prendere la spesa con una sola auto, ora abbiamo bisogno del furgoncino!

CamEXperience6) Quest’anno, sei stata molto impegnata nella attività di Came presso Expo Milano 2015 e in particolare nel progetto “Came per il territorio”. Puoi raccontarci come è andata?

Dire che è stato un periodo intenso non rende l’idea… ma la soddisfazione è enorme. Essere parte di un progetto così grande come Expo Milano 2015 è stato un privilegio e sicuramente lo metto a curriculum! Al di là di questo, il fatto di essere riuscita a creare una rete di imprese e fare da traino per i piccoli imprenditori enogastronomici del territorio ha reso Came un’azienda fuori dal comune, che dice quel che pensa e fa quello che dice. In una parola: sa fare rete. Sapevamo che se avessimo parlato esclusivamente di automazioni, un visitatore qualunque che si fosse imbattuto nel nostro living non sarebbe di certo entrato. Per cui abbiamo deciso di parlare del Veneto, della terra del saper fare. E il Veneto sa fare bene tecnologia e sa far bene da mangiare… e bere! Abbiamo avuto oltre 13.000 visite in questi sei mesi e sono numeri che contano, vista anche la posizione un po’ nascosta e lo spazio esiguo. A prescindere dalla visibilità, l’obiettivo di mostrare Came non solo come azienda di prodotto ma anche come impresa che ama ed è riconoscente al proprio territorio è sicuramente stato raggiunto.

7) Quanto è importante in azienda la presenza di una guida femminile. Sei a favore delle quote rosa?

Io sono a favore delle persone intelligenti… uomini o donne che siano. Le donne hanno una capacità di vivere nella complessità e gestirla che gli uomini possono solo immaginare. Gli uomini invece hanno un’invidiabile capacità di focalizzarsi su una cosa sola e portarla a termine. Sono a favore del merito, ma penso che le quote rosa oggi servano perché il merito non è ancora il criterio dominante nella scelta di chi sta al comando… le quote rosa servono a dare una spintarella perché non viviamo in un mondo ideale.

8) E quanto è importante per un’azienda il legame con il territorio?

È un legame imprescindibile, è come la famiglia: non te la scegli ma ci vivi insieme. Io sono molto restia quando si guarda con invidia alla risorse straniere. Noi siamo una terra manifatturiera e i prodotti nascono dal bisogno o da invenzioni che noi sentiamo. E ciò che produciamo lo creiamo perché abbiamo una cultura precisa… e la cultura è tipica del territorio in cui viviamo.

9) Hai in mente nuovi progetti per il 2016?

Ci stiamo concentrando sulla seconda edizione del Came Design Award e sul consolidamento di Campus Came con l’inserimento di cinque nuovi istituti che vanno ad accompagnare i cinque già esistenti. Per il resto… è work in progress.

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